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La nascita dell'hockey in Italia: 1936 e 1937 di Cipriano Zino

Cipriano Zino (1944-2001) è stato un buon mezzofondista e maratoneta. Passato nei primi anni '60 all'hockey prato, ha militato come atleta e come dirigente nella Polisportiva Libertas San Saba e nel Cus Roma. Al Coni dagli anni '70, è stato Segretario generale della Federazione Italiana Hockey sino al 1999; passato poi all'Ufficio Organi Territoriali del Coni, è diventato Commissario di alcuni Comitati Provinciali. Laureato in Scienze Statistiche e poi in Scienze Politiche, si è sempre occupato di ricerche storiche, la sua grande passione. "La nascita dell'hockey in Italia: 1936 e 1937" è la preziosa eredità che ha lasciato al mondo hockeistico di oggi e di domani.


(5) Le Olimpiadi di Berlino

Condividi questo articolo su Facebook Scritto da HockeyItaliano il 20/07/2010

(segue)
Le Olimpiadi di Berlino (1-16.8.1936) furono un evento straordinario nel quale i tedeschi trasfusero tutta la loro capacità organizzativa tesa a dimostrare al mondo, come disse Adolf Hitler, "ciò di cui era capace la nuova Germania". Stadi poderosi (quello di Berlino fu il primo ad avere più di 100.000 posti), cerimonie dai grandiosi effetti scenografici, le Olimpiadi di Berlino registrarono un successo senza precedenti anche per il numero di nazioni e di atleti partecipanti.
La risonanza in tutto il mondo fu amplificata da un film, Olympia di Leni Riefensthal che è rimasto insuperato nella cinematografia sportiva. Era la prima volta che veniva girato un film sulle Olimpiadi.
L'Italia giunse terza, dopo gli Stati Uniti ed i padroni di casa, nella classifica per nazioni: un risultato più che onorevole.
Tutti i giornali italiani riportano, anche se nelle non numerose righe dedicate ad uno sport nel quale l'Italia non era presente, espressioni di vivo interesse per l'hockey su prato, che così sintetizza un Littoriale: "un gioco veloce e brillante per il quale la nostra gioventù dovrebbe avere particolari attitudini è quello dell'hockey su erba, gioco appassionante e spettacolare".
L'interesse e la simpatia diventano vero entusiasmo quando i cronisti passano a descrivere i virtuosismi dei giocatori indiani, dominatori del torneo.
L'Italia a Berlino non è presente nell'hockey, nella pallamano e nel polo. Nelle descrizioni dei tre sport orfani d'Azzurro la prevalente simpatia dei cronisti per l'hockey è spesso evidente; eccovi tre sintetiche e singolari descrizioni:
L'Hockey: "Chi ha assistito al torneo di hockey su terreno, è rimasto letteralmente sbalordito nell'osservare quale perfezione tecnica si possa raggiungere in questo gioco. Manovrare una palla non più grande di un pallino da gioco delle bocce, con bastoni ricurvi lunghi da arrivare all'anca del giocatore, e dirigerla secondo le ortodosse regole per giungere all'area di gol, non è certo affare da bimbi. Ebbene, gli indiani, maestri in questo genere di sport, si permettevano il lusso di attraversare a passaggi il campo quant'era lungo quasi senza permettere alla palla di toccare terra. Si rasenta così l'acrobazia dello sport ed il pubblico che vede virtuosi di questo genere rimane rapito dall'eleganza e dalla velocità del gioco".
La Pallamano: "Hand-ball" o pallamano è una curiosa mistura di tutti gli sport della palla. Ha del calcio in quanto si giuoca tra squadre di undici giocatori su un campo delimitato come quelli del calcio, con un portiere fra i tradizionali paletti; ma non si può toccare la palla con i piedi. Ha del rugby, ma l'arresto al corpo è rigorosamente proibito. Ha pure qualcosa della pallacanestro... senza il canestro; si dribbla e non si corre con la palla, ma non si gira su sé stessi e non si manda verso il canestro. Ha della pallanuoto: il tiro a rete con una mano sola è come quello del "water polista", ma non si nuota. Ha punti di contatto anche con la pelata basca... senza il muro e con l'hockey senza il bastone. Per intenderci, è uno sport ibrido ma completo, come il cane da pagliaio, che è il cane integrale, perché figlio di tutti i cani".
II Polo: "Agli argentini il torneo di Polo, ch'è il campo di lusso della città sportiva, automobili ai cancelli lunghe venti metri, cagnolini preziosi e orrendi tra le braccia di dame che amano nel polo lo sport dei milionari, il milionario dello sport".
A Berlino il 7 agosto fu fatto un passo fondamentale: al Congresso della Federazione internazionale di hockey venne presentata la richiesta di ammissione dell'Italia quale membro provvisorio. E' il Littoriale a dame per primo la notizia: "L'Italia sarà rappresentata nella Federazione Internazionale Hockey. Si è tenuto sotto la presidenza del Dott. Ekert il congresso della Federazione Internazionale di Hockey al quale hanno partecipato i delegati di venti nazioni (...). Si è deciso di ammettere i rappresentanti del Canada, della Lettonia e dell'Italia (...)".
II meno era fatto, restava il più: costruire l'hockey in Italia e bisognava farlo in fretta dato che era ferma intenzione partecipare alle successive Olimpiadi. Serviva una struttura già funzionante, pienamente inserita nell'ordinamento sportivo italiano che divulgasse il gioco presso gruppi sportivi già costituiti e particolarmente ricettivi, che formasse nel tempo più breve possibile arbitri, allenatori, dirigenti.
Questa struttura fu trovata nella FIHPR. Alla piccola ma efficiente federazione di "rotellisti" venne affidato anche il nobile (perché olimpico) ma sconosciuto hockey su prato (o “su erba”, o “su terreno” o “a terreno” e così via…).
La decisione, la cui data precisa è ad oggi sconosciuta, è comunque anteriore alla adesione dell'Italia alla Federazione Internazionale. Ma perché proprio la FIHPR fu scelta come "gestante" dell'hockey su prato? Quale sarebbe stato il futuro "federale" di questo sport se la guerra ed il successivo cambio di regime non avessero modificato completamente lo scenario sportivo italiano?
(continua)








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