Hockey prato Italia

Fenomenologia dell'hockey su prato di Luciano Pinna

Pubblichiamo in esclusiva l'ultima opera di Luciano Pinna, su gentile concessione dell'autore. Luciano Pinna, già autore di alcuni saggi dedicati al mondo dell'hockey, tra i quali ricordiamo la raccolta "Storie fatti e racconti" e la fondamentale antologia "50 anni di Hockey a Savona", in questa "Fenomenologia dell'hockey su prato" decide di tornare alle origini, e ci propone un interessantissimo saggio sulla vera essenza del nostro sport.

(2) L’hockey e le sue varianti

Condividi questo articolo su Facebook Scritto da HockeyItaliano il 21/10/2010

(segue)
Non traggano in inganno le variazioni che solo un attento osservatore o uno studioso può percepire del bastone. Lo abbiamo detto e non vi è motivo di negarlo: la forma fu ideale da subito, ogni variazione sul tema altro se non il frutto naturale di una tecnologia inquieta, ossessiva, di un’idea inarrestabile di progresso fedele, almeno finora, alla sua origine.
“Migliorare conservando” fu per tutti la parola d’ordine.
Allo stesso modo sono variazioni sul tema le trasformazioni del gioco originale in hockey su ghiaccio, a rotelle, on-line e via discorrendo che affollano il panorama hockeistico internazionale e possono contribuire a gettare nel panico lo spettatore meno accorto e attento.
Non importa neppure affermare la supremazia di una forma sull’altra; certamente questa può incontrare i gusti dello spettatore o del praticante più di quella per un complesso di motivazioni e ragioni legate a fattori i più disparati. Tutte rispondono al principio primo uno e trino di un uomo che muove un bastone per colpire, in vari modi e con tecniche diversificate, una palla di dimensioni poco ragguardevoli che vince l’atrito di miliardi di steli erbacei o un disco che riesce a scivolare sicuro su superfici lisce e ghiacciate.
Il tentativo di affermare un hockey su di un altro quasi mai viene da un appassionato del gioco essendo tale subdolo tentativo alieno alla mentalità del praticante; pure si deve ragionare con imparziale serenità ed ammettere che come l’uomo imparò a camminare prima di muoversi su fiumi o stagni ghiacciati così apprese da subito a giocare sulla terra e soltanto poi si trasferì su altre tipologie di superfici, sostenuto in questo dal desiderio intrinseco di conservare la tradizionale ritualità di un passatempo che le mutate condizioni di clima e di vita avevano reso difficile se non impossibile praticare come era stato pensato all’inizio.
Mi spingo oltre questa pretestuosa ultima considerazione per aggiungere, sia pure a bassa voce, che coloro che praticano l’hockey su prato sono tuttavia convinti assertori di una supremazia naturale del loro tipo di hockey sugli altri. Proprio questa diffusa credenza fa sì che vengano accettati con condiscendenza e buon animo i tentativi reiterati degli hockeisti di altri hockey a trovare fragili e pretestuosi motivi per una loro supremazia. Non sentirete però mai un pratista dire che l’hockey su prato è il vero hockey: non vi è bisogno alcuno di dire ciò che tutti sanno e soltanto qualcuno apparentemente finge di mettere in discussione, per puro senso speculativo.
(continua)








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