Hockey prato Italia

Fenomenologia dell'hockey su prato di Luciano Pinna

Pubblichiamo in esclusiva l'ultima opera di Luciano Pinna, su gentile concessione dell'autore. Luciano Pinna, già autore di alcuni saggi dedicati al mondo dell'hockey, tra i quali ricordiamo la raccolta "Storie fatti e racconti" e la fondamentale antologia "50 anni di Hockey a Savona", in questa "Fenomenologia dell'hockey su prato" decide di tornare alle origini, e ci propone un interessantissimo saggio sulla vera essenza del nostro sport.

(7) Hockey batte Calcio 1-0

Condividi questo articolo su Facebook Scritto da HockeyItaliano il 22/11/2010

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Un raffronto con il gioco del calcio (definizione parziale dell’associazione nazionale italiana denominata Federazione Italiana Gioco Calcio che ha voluto sancire nel nome l’aspetto gioioso e giocoso del calcio a piede ad onta di scandali, scommesse poco lecite, fenomeni di violenza, assunzione di sostanze proibite ecc.) vede l’hockey prato soccombere se si considera come pietra di paragone il successo, la popolarità e la fortuna dei due sport presso il pubblico. Il prodotto funziona così com’è, uguale a se stesso. Dalla codificazione delle regole di Cambridge del 1848 poche sono state nel football le modifiche apportate dalla Fifa ai regolamenti di gioco, fatta eccezione per quelle che stavano divenendo anacronistiche o non corrispondevano più al gusto e al senso estetico degli spettatori. Questo, il fatto cioè di cambiare poco o niente lo stato di fatto, costituisce un limite alle possibili migliorie apportabili al gioco nonostante personaggi illuminati e benpensanti continuino a proporre soluzioni tecniche e tecnologiche (abolizione del fuorigioco ad esempio o introduzione della moviola in campo – fuori è già operativa da tempo con danni culturali pressoché irreversibili). Inutilmente!
L’hockey prato nella capacità di adeguarsi ai tempi, al gusto del pubblico, alle conquiste della scienza e della tecnica è vincente sul calcio, spesso divenendo modello di innovazione per altri giochi sportivi pronti a seguire il suo esempio.
Un breve escursus diacronico sulla storia delle regole del gioco, a partire dagli anni trenta del secolo scorso, mette in evidenza numerosi e molteplici cambiamenti operati allo scopo di rendere il gioco più piacevole, accattivante, facile da giocare e da seguire (nonostante l’handicap della palla, più piccina del pallone da calcio), eccitante (inteso come mezzo per alzare la tensione sociale ad un livello accettabile e controllabile) e sicuro. Penso ad esempio a tutti i cambiamenti che si sono succeduti in cento anni nella definizione della configurazione del corner corto, o della rimessa laterale o anche del modo di colpire la palla di drive.
La società cambia, propone nuovi valori, nuovi stimoli, nuove possibilità, occupazioni nuove, forme di aggregazione, mezzi di trasporto, conquiste tecnologiche che tendono a rendere la vita dell’uomo comune più facile, sicura, degna di essere vissuta, felice. L’hockey ha saputo adeguarsi ai tempi mantenendo fermo il principio base originario di uomo-palla-bastone.
Questo è il suo lato vincente, ciò che ha avvicinato moltitudini di giovani affascinandoli con le sue caratteristiche uniche e inimitabili; non a caso l’hockey femminile è lo sport più praticato al mondo. Ecco l’ennesimo tratto di attualità essendo questa capacità di esaltare e affermare la componente femminile dell’umanità sintonica con la continua e inarrestabile ascesa delle donne nel lavoro e nel tempo libero nella società contemporanea.
Ma anche come attività maschile l’hockey prato è praticato in tutti i cinque continenti con buoni risultati e buone prospettive future che lo lasceranno a pieno titolo nel novero degli sport olimpici di cui fa parte dalle Olimpiadi londinesi del 1908.
A ben vedere il problema non è tanto conservare il ruolo che spetta di diritto all’hockey su prato nel panorama internazionale delle attività sportive quanto accrescere ulteriormente il suo raggio d’azione, la conoscenza e la sua pratica tra le nuove generazioni. Tra quelle più mature o attempate – cosa mirabile e unica – continua ad essere apprezzato, seguito e giocato con perseveranza dando origine a manifestazioni internazionali di ex-giovani che, se hanno perduto vigore e forza fisica non certo difettano di tecnica, esperienza, voglia di stare insieme, mettersi alla prova e divertirsi nel rispetto delle regole del gioco, di persone e cose coinvolte.
Se qualcuno dovesse rendersi promotore di tentativi di far cessare questo antico e nobile passatempo sportivo, adducendo ragioni più o meno verosimili, argomentazioni ragionevoli, motivazioni ineccepibili, siamo certi, fin d’ora, che gli hockeisti sapranno reagire nel modo giusto così come fece il popolo inglese dal secolo XIII al XVII resistendo ai divieti e alle proibizioni delle autorità per la pratica dei folk games ritenuti dannosi e pericolosi.
E’ un’ipotesi che non voglio neppure prendere in considerazione: l’hockey su prato è esistito da sempre e sempre ci sarà, conservando inalterati dentro di sé la modernità del suo stato che deriva da una tradizione millenaria, ricca di umanità, spirito popolare e nobiltà d’animo e sentire, strumento di civilizzazione sociale, fonte di felicità e benessere.

Luciano Pinna


Nota

Nel corso di questa trattazione ho fatto i nomi di Huizinga e Miroy.
Se qualcuno vorrà approfondire quanto da loro scritto, riporto di seguito una piccola bibliografia:

Joan Huizinga, HOMO LUDENS, Milano, Il Saggiatore, 1972

Nevill Miroy, THE HISTORY OF HOCKEY, Lifeline Ltd, Laleham-on-Thames, 1986

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